Le statistiche impietosamente collocano l’Italia in uno degli ultimi posti tra i Paesi sviluppati per quantità di investimenti esteri. E ciò nonostante che più del 20% di tali investimenti provenga dal Lussemburgo, sede, per ragioni fiscali, di molte aziende a capitale italiano. I motivi di questa situazione stanno soprattutto nel fatto che gli investitori e gli imprenditori stranieri sanno bene quali incredibili difficoltà debba affrontare chi vuole operare in Italia. Un Paese, il nostro, dove qualsiasi pseudo ambientalista (vedasi il caso TAV) sa che può bloccare per anni, complice un sistema iper garantista, qualsiasi già di per sé interminabile iter di realizzazione di opere. Qualche esempio? British Gas dopo undici anni e 250 milioni di euro spesi per nulla, ha desistito dal progetto di realizzare a Brindisi il rigassificatore di gas naturale liquefatto. E questa è solo una delle oltre 330 opere pubbliche infrastrutturali bloccate in Italia nel 2011. La situazione non è cambiata nel 2012: in questi giorni Gas Natural Fenosa (capitale spagnolo) sta facendo la stessa scelta di abbandono del progetto per il rigassificatore di Trieste, mentre i francesi della multinazionale Veolia, esasperati da un iter lungo e più volte interrotto da ricorsi pretestuosi, hanno abbandonato la realizzazione del termovalorizzatore in Calabria. Il nostro astruso e bizantino ordinamento giuridico, che permette qualsiasi (reiterata) impugnativa su ogni grado di avanzamento dei procedimenti di autorizzazione, già di per sé infiniti ( 32 pareri vincolanti previsti per la realizzazione di una banale micro centrale idroelettrica di autoproduzione!), con la parte civile e penale che estende la tutela verso terzi in ogni tempo, fa si che non ci siano tempi certi dell’immobilizzo delle risorse finanziarie, umane ed organizzative destinate ai progetti, per non parlare del ritorno del capitale impiegato. In un mondo globalizzato in cui gli Stati competono tra loro per offrire il migliore mix di servizi e dove i fattori della produzione, tecnologia, capitale e lavoro, vengono dislocati dove è più conveniente, l’opprimente burocrazia italiana è un ostacolo insuperabile che tiene lontano il mondo. E non sempre essa ha lo scopo di arginare la dilagante mancanza di rispetto delle regole che è diventata una delle caratteristiche endemiche del Bel Paese; non è infarcendoci di regole ed ostacoli che si frenano i delinquenti; basterebbero regole semplici e chiare ed una Giustizia efficiente che punisca duramente ed in tempi rapidi chi non le rispetta. Come avviene in ogni angolo civile del Globo. Se a questo aggiungiamo un costo dell’energia tra i più alti al mondo, un Sindacato che fa del mantenimento dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori una questione di vita o di morte, trasporti con un’efficienza da terzo mondo e tariffe alte, il gioco è fatto. Buon lavoro che non c’è più, Fratelli d’Italia!
Roberto TENTONI
28 marzo 2012
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